LEGGERE E AMARE

LEGGERE E AMARE

Rubo il titolo di questo blog ad uno splendido libro di Annamaria Testa, la quale, essendo una grande ex del copywriting internazionale (per chi non lo sapesse è quella che ha fatto, tanto per gradire, "Liscia, gassata o Ferrarelle", "Perlana, passaparola" e "Golia sfrizzola il velopendulo") gioca su due verbi che si leggono anche come aggettivi. Restiamo sui verbi: leggere e amare, che può anche diventare leggere è amare, o amare è leggere. Insomma, un connubio inscindibile, perché la lettura è la base della conoscenza, che è base della cultura, che è base del saper fare. Tantopiù oggi, con il grande ritorno della scrittura: non si può scrivere senza leggere. I grandi classici (per gli addetti ai lavori: a Dostojevsky preferite Pennac o Calvino) e le riviste di arredamento, soffermandovi a considerare i nuovi stilemi linguistici che abbondano a corredo di foto e redazionali.

La lingua è viva, cambia in continuazione e non possiamo scrivere come Verga per parlare ai giovani d’oggi. Ma soprattutto c’è bisogno di sempre maggior sintesi, di evitare periodi lunghi, i paroloni, i modi di dire, le parole di cui nemmeno noi che scriviamo sappiamo bene il significato. Mi è capitato proprio recentemente – ad un congresso di pubblicitari – di assistere ad una tesa controversia sul reale significato di "implementazione", parola che va tanto di moda ma che pochi sanno davvero cosa significa. E poi evitiamo frasi fatte, eccesso di aggettivi e di avverbi. Scriviamo semplici o, come dice Alessandro Lucchini, scriviamo come parliamo. 

Di questo ed altro si parla in Business Writing, il cui autore, Lucchini, appunto, detta le regole della buona scrittura, o meglio: della scrittura efficace.  

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