Vivo di pubblicità, figuriamoci se ci sparo contro. Però fa un certo effetto leggere on-line alcuni articoli preceduti da un banner o un pop-up.
“Quattro morti a Barletta”, ma prima c’è il video dell’ultima Peugeot. “Italia declassata”, e a pieno schermo – questa sì che… – “Più tassi e meno tasse” della banca tal dei tali.
È come quando sui quotidiani locali si levano gli scudi sulla prostituzione e sulla pornografia e poi c’è la pubblicità del locale con ospite la pornodiva.
Non è che è tutto dovuto: gli editori hanno la facoltà di non accettare inserzioni contrarie all’etica, al decoro ed al buongusto. E non venitemi a dire che il problema sono i dieci-venti-trentamila euro in più o in meno di pubblicità, perché vi assicuro che non sono queste le cifre che cambiano la situazione finanziaria di un giornale.
E allora dove sta il problema? Che etica, decoro e buon gusto non sono un problema, perché ormai siamo abituati a tutto ed anche di più. Siamo abituati alle feste eleganti, alle patonze ed alle ministre in maglietta. Continuiamo a sorseggiare il caffè finché l’ambulanza trasporta via una donna morta di depressione nel bagno di elegante bar di Torino. Schiviamo il morto di mafia riverso bocconi sull’asfalto.
Scusate, sarà anche vecchio e fuori moda, ma a me l’intervento di Ermanno Olmi da Fazio l’altra sera è piaciuto. E sarò in prima fila al cinema per il suo ultimo film “Il villaggio di cartone”.
