Prima o dopo doveva succedere. Ed è successo: che per la prima gli investimenti sul web hanno superato quelli sulla stampa.
Però. Prima di tutto bisogna fare un po’ di chiarezza, perché del miliardo e duecentomilioni di euro assorbiti dal web (su un totale di 8,7 miliardi degli investimenti in comunicazione totale), circa la metà è per il cosiddetto search (motori di ricerca) e “solo” l’altra metà sono investimenti nel display advertising (banner e simili).
Insomma, le aziende hanno investito quasi 600 milioni per farsi trovare in rete. Che non è propriamente pubblicità. Che non costruisce immagine di marca. Che non posiziona. Che non differenzia. Che non crea fedeltà.
Detto questo, è comunque un dato di fatto che le aziende italiane, alle prese con budget sempre più risicati ed obiettivi di brevissimo termine, si orientino sul web. E a pagarne le conseguenze è la stampa quotidiana e soprattutto periodica.
Ma non sarà questo a decretare la morte della stampa. Sarà la stampa ad uccidere se stessa, trasferendo i contenuti sul web.
Non a caso – e questa è una notizia – gli abbonati al Corriere della Sera sull’IPad hanno superato gli abbonati al quotidiano su carta. E lo stesso sta succedendo per tutti gli altri quotidiani e periodici.
Resta la TV che, malgrado tutto, continua ad essere il media preferito dagli italiani e sicuramente il media migliore per fare awareness. Poi, si vedrà.
